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Linee vita… SI oppure NO

Linee vita… SI oppure NO

Le linee vita sono obbligatorie! … anzi no! … anzi si!

 

Queste potrebbero essere le risposte che durante l’ultimo anno un progettista edile o un privato nella Regione Veneto potevano sentirsi dare ad una domanda sull’obbligatorietà di installare le linee vita nel caso di interventi sulle coperture degli edifici.

La causa di tale incertezza su una materia così delicata come la sicurezza degli operatori in quota è stata una sovrapposizione normativa tra il D.lgs 81/08 smi (che definisce la disciplina generale della sicurezza nei luoghi di lavoro) e la legge Regionale del Veneto 2774/09. In prima battuta la legge regionale ha sancito l’obbligatorietà dell’installazione delle linee vita come strumento di prevenzione dei rischi di caduta dall’alto. Poi però a settembre 2014 è stato approvato un emendamento che di fatto non rendeva più obbligatoria questa misura, a scapito della sicurezza degli operatori.

Dopo sei mesi da quest’ultimo provvedimento, preso coscienza della necessità di modificare la normativa, la legge regionale del Veneto è stata di nuovo modificata ripristinando seppur parzialmente la precedente disciplina. Un “tira e molla” che di certo non ha giovato agli operatori del settore edile e che ha messo a repentaglio la vita di chi in questi mesi ha dovuto comunque effettuare interventi sulle coperture.

Per fare chiarezza su quanto avvenuto e dare indicazioni precise e chiare in merito alla normativa regionale attualmente in vigore in Veneto, riportiamo un contributo del Sig. Giancarlo Vitali, Presidente dell’associazione COE Lineavita.

“Il susseguirsi di Regolamenti Tecnici Regionali diversi tra di loro con modifiche, deroghe, annullamenti o interpretazioni ha generato di fatto una confusione generale per cui viene spontanea la domanda: le linee vita sono obbligatorie?

Cercando di mettere ordine è bene precisare che la norma generale che disciplina la sicurezza nei luoghi di lavoro è il D.lgs. 81/08 che indica precisi obblighi in carico ai committenti, obblighi che non sono mai venuti meno.

In particolare il D.lgs 81/08 prevede, tra le tante prescrizioni, che il coordinatore della progettazione sia obbligato a redigere il Fascicolo dell’opera, un documento che, tra le altre, contiene anche le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, tenendo conto delle specifiche norme di buona tecnica e dell’allegato II al documento UE 26 maggio 1993.

Il Fascicolo dell’opera contiene tre capitoli, il secondo dei quali prevede, tra l’altro, quanto segue:

“l’individuazione dei rischi, delle misure preventive e protettive in dotazione dell’opera e di quelle ausiliarie, per gli interventi successivi prevedibili sull’opera, quali le manutenzioni ordinarie e straordinarie, nonché per gli altri interventi successivi già previsti o programmati (schede II-1, II-2 e II-3).

Le misure preventive e protettive in dotazione dell’opera sono le misure preventive e protettive incorporate nell’opera o a servizio della stessa, per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori incaricati di eseguire i lavori successivi sull’opera.

Le misure preventive e protettive ausiliarie sono, invece, le altre misure preventive e protettive la cui adozione è richiesta ai datori di lavoro delle imprese esecutrici ed ai lavoratori autonomi incaricati di eseguire i lavori successivi sull’opera.

Il fascicolo fornisce, inoltre, le informazioni sulle misure preventive e protettive in dotazione dell’opera, necessarie per pianificarne la realizzazione in condizioni di sicurezza. Questo è quanto previsto dalla legge nazionale che è ed è sempre stata in vigore dal momento della sua emanazione.

Ma cosa è successo con l’approvazione della legge regionale del Veneto in materia?
Regione Veneto

Attenzione a queste date:

20/10/09          entrata in vigore legge Regionale 2774/09

30/09/14          inizio della “sospensione” della legge Regione Veneto in materia

20/03/15         ripristino dell’obbligo di installazione dei sistemi di sicurezza per la prevenzione e protezione sulle coperture

Questo “buco normativo”, durato quasi 6 mesi, ha creato molti disagi e incertezze nel mondo dell’edilizia, soprattutto negli Enti locali che si sono ritrovati a “giustificare” con difficoltà tale sospensione nei confronti del pubblico e degli addetti ai lavori, arrivata dopo 5 anni di vigenza. Senza contare le modifiche ad intermittenza del Regolamento Edilizio Comunale.

A ben vedere in termini generali, che la gestione e regia della sicurezza in cantiere prescinda dall’obbligo del Regolamento Regionale è in virtù del D.lgs. 81/08 smi – Attuazione della direttiva 92/57/CEE.

Ad ogni modo da marzo 2015 l’obbligo è stato ripristinato.

Che cosa cambia nella legge regionale?

ART 1 – MODIFICA dell’articolo 79 bis e non annullamento

  1. Dopo il comma 1 dell’articolo 79 bis della legge regionale 27 giugno 1985 n 61 è aggiunto il seguente (non annullato il comma)

1 bis

“Le misure preventive e protettive devono essere mantenute anche nella fase successiva al compimento dell’intervento edilizio nel caso in cui l’intervento riguardi la copertura degli edifici di nuova costruzione o interventi strutturali alla copertura di edifici esistenti e sulle coperture degli edifici medesimi vi sia la presenza di impianti tecnologici che necessitano di accessi frequenti e costanti per la loro manutenzione. Tali dispositivi di sicurezza, atti a consentire l’accesso alla copertura in quota per il transito dell’operatore in sicurezza fino al raggiungimento degli impianti tecnologici installati e lo stazionamento per la fase manutentiva, devono essere presenti in misura minima, sia tecnica che estetica, e senza impatto visivo nei casi di intervento su edifici a destinazione non produttiva, oppure a destinazione produttiva ma aventi materiali di copertura tradizionali. La revisione periodica dei predetti dispositivi di sicurezza, può essere fatta anche solo prima dell’accesso al tetto, se effettuato con l’uso dei dispositivi di sicurezza installati”.

Resta obbligatorio quindi:

– comma 1 dell’articolo 79 bis

Ai fini della prevenzione dei rischi di infortunio, i progetti relativi agli interventi edilizi che riguardano nuove costruzioni o edifici esistenti devono prevedere, nella documentazione allegata alla richiesta relativa al titolo abilitativo o alla denuncia di inizio attività, idonee misure preventive e protettive che consentano, anche nella successiva fase di manutenzione, l’ accesso, il transito e l’esecuzione dei lavori in quota in condizioni di sicurezza.

– comma 2 dell’articolo 79 bis

Il comma 2 dell’articolo 79 bis della legge regionale 27 giugno 1985, n. 61, è così sostituito:

“2. Per le finalità di cui al comma 1 bis il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, approva gli indirizzi, le direttive e le istruzioni tecniche per la realizzazione delle misure preventive e protettive”.

Restano obbligatorie quindi:

  1. le istruzioni tecniche per l’applicazione della normativa;
  2. la documentazione allegata ai progetti;
  3. la documentazione allegata alla domanda di certificato di agibilità.

Palese quindi che l’obbligo di installare sistemi di protezione dal rischio di caduta dall’alto permane anche se reso offuscato dal comma 1 bis dove vengono meno obblighi espressi nel D.Lgs 81/8 smi.

Esempi pratici

Nel caso si opti per la non installazione come ipotesi interpretativa, si deve ricordare che, finito l’intervento edilizio, l’accesso alla copertura è impossibile a chiunque, se non con l’utilizzo di mezzi dotati di gru con cestello e operatore abilitato o il montaggio di ponteggi a protezione collettiva su tutta l’area di transito e intervento, effettuato da installatori abilitati su progetto conforme alla legge.

Ipotesi A

Devo pulire un camino o regolare l’antenna TV ma la gru con cestello ha dei limiti di accesso, devo proteggere tutta l’area con ponteggio, dal punto di accesso fino al punto di intervento manutentivo.

–  La prescrizione di presenza “minima” intende che il sistema sia funzionale al/agli impianti tecnologici.

Ipotesi B

Devo pulire un camino o regolare l’antenna TV ma il percorso di sicurezza “arriva” solo ai pannelli solari, devo proteggere tutta l’area residua con ponteggio, dal punto di accesso fino al punto di intervento manutentivo.

A garanzia che in futuro tutto questo verrà fatto c’è il proprietario dell’immobile/committente o responsabile dei lavori: esso è in cima alla piramide delle responsabilità e al processo di produzione e, con il coordinatore della progettazione e il progettista, partecipa alla fase decisionale e alle scelte tecniche. È a lui dunque che vengono attribuite le maggiori responsabilità. Tutto ciò avvalorato dalle sentenze della Corte di Cassazione che ribadiscono la piena corresponsabilità dei soggetti coinvolti.

Analisi: lavori su coperture

Il lavoro su coperture, sia di breve che di lunga durata, è un’attività ad alto rischio di incidente, le cui conseguenze sono il decesso o l’infortunio grave. La tipologia di prevenzione e/o di protezione varia da attività ad attività e discende dall’analisi del rischio effettuata nello specifico.

Poichè la copertura è un luogo di lavoro ad alto rischio di incidente scegliere, programmare, gestire e mantenere i dispositivi di prevenzione e protezione deve far parte di un approccio metodologico che deve essere usuale ed integrante del progetto dell’edificio.

In questa prospettiva i sistemi di ancoraggio da utilizzare durante i lavori di manutenzione sono elementi essenziali delle scelte progettuali, la cui specificazione tecnologica e normativa, assieme alla loro conoscenza, è basilare per il raggiungimento dei livelli di sicurezza richiesti.

Tutto questo si traduce in termini economici personali e collettivi, dove gli esigui risparmi di oggi possono diventare gli alti costi di domani, in funzione a ciò proprietari e progettisti dovranno determinare con attenzione la reale catena del valore delle loro scelte progettuali”.

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